Psicologia sociale e di comunità

a cura della dott.ssa Cinzia Biason - psicologa

La possibilità di avere una vita sociale soddisfacente, soprattutto in termini qualitativi, è un fattore che incide notevolmente sul benessere dell’anziano.

Il ritiro sociale che tende a caratterizzare la tarda età non ne estingue il bisogno di mantenere relazioni significative con altre persone, siano esse vicini di casa che si salutano dal balcone, conoscenti che si incontrano per strada, amici intimi o familiari.

Studi compiuti nell’arco di vent’anni, ai quali hanno preso parte più di 37.000 persone, hanno dimostrato che l’isolamento sociale, la sensazione di non aver nessuno con cui condividere i propri sentimenti e con cui avere uno stretto contatto, raddoppia le probabilità di malattia e di morte (James Haouse and all., “Social relationship and health”, Science, 29 luglio 1988). Non solo: in caso di malattia, avere a disposizione una rete sociale di supporto che offre sostegno pratico ed emotivo, aiuta a guarire prima, a reagire meglio alla terapia.

L’importanza di questa rete sociale è fondamentale sia per il singolo anziano, sia per l’intera famiglia, che non si trova sola nel prendersi cura del familiare.

Numerosi sono gli esempi che si possono fare in questo senso, dalla signora novantenne ospite di un centro diurno che ha smesso di andare dal medico con assiduità da quando ha stretto amicizia con una nuova entrata, alla nonna ottantenne che si fa fare la spesa dalla vicina di casa anziché dalla figlia che abita lontano, oppure i rapporti che si sviluppano tra familiari con genitori con demenza allo stato avanzato, forti della reciproca comprensione.

I circoli anziani, il vicinato, il gruppo parrocchiale piuttosto che i soggiorni al mare organizzati dal comprensorio, sono tra le opportunità che la comunità e il territorio offrono affinché l’anziano mantenga viva la propria vita sociale e possa continuare a godere del piacere di “stare insieme”. 

SIPAA