L'anziano nell'emergenza, tra difficoltà e risorse

Tutti noi abbiamo assistito alle alluvioni che hanno colpito il nord Italia in questo inizio novembre.
Nel Vicentino degli anziani sono morti e molte persone sono state allontanate dalle loro abitazioni, ritrovandosi in una situazione di “sfollati”. Tra di loro ci sono molti anziani.
Ho voluto riallacciarmi a tali tragici eventi solamente per sottolineare l'importanza del tema che verrà sviluppato in questa sede.
Oltre alle ricerche che studiano i cambiamenti cognitivi o di personalità caratteristici dell'età anziana, emergono interessanti spunti di riflessione anche dall'ambito della psicologia dell'emergenza, che opera per salvaguardare la salute psichica e la promozione del benessere psicosociale per i cittadini sopravvissuti alle catastrofi, offre sostegno psicologico ai soccorritori, e svolge una funzione di collaborazione nei processi decisionali e gestionali in emergenza.
Tale disciplina mette in luce i vissuti che possono caratterizzare una persona anziana se colpita da catastrofe e può aiutare a comprendere meglio la risposta ad eventi di vita particolarmente dolorosi e stressanti, come possono essere appunto i disastri naturali. Spesso, alle reazioni di ansia e rabbia, considerate normali in seguito ad emergenze, si aggiungono sentimenti di perdita per ciò che si è ottenuto con tanti sforzi nel corso della vita, e di speranza per il futuro.
Le riflessioni qui esposte seguono la partecipazione al 4° Campo Scuola Nazionale di Protezione Civile degli Psicologi Italiani dell'Emergenza, che è stato realizzato presso il Campo Scuola della Protezione Civile Marco di Rovereto, lo scorso settembre. Durante tale campo si è riflettuto sull'apporto della federazione Psicologi per i popoli del Trentino nella gestione delle tendopoli in seguito al sisma in Abruzzo del 2009.
Rimandando ad altra sede gli approfondimenti sui sintomi e le reazioni fisiche, emotive e cognitive che emergono nell'intera popolazione coinvolta in un evento stressante, vorrei invece sottolineare cosa può succedere, e cosa è successo, quando sono colpite delle persone anziane.
In particolare quali sono state le linee guida emerse nella progettazione e realizzazione degli interventi psicosociali all’interno delle tendopoli costruite per soccorrere i terremotati abruzzesi e quali sono le reazioni tipiche per questa specifica utenza.
Un ultima precisazione: un intervento psicosociale implica sempre la necessità di sviluppare progetti di promozione della salute mentale, coinvolgendo la rete sociale e contestualizzando ogni intervento.
I vissuti sui quali abbiamo riflettuto al Campo Scuola e che sono emersi con una certa frequenza nei racconti degli psicologi che hanno operato nei campi abruzzesi con persone anziane sono stati:


  • un forte sentimento di sradicamento nel sentirsi lontani dalla propria casa, dalle proprie cose accumulate in una vita, e lasciate nell'abitazione su cui si è investito per lunghi anni; a tale sentimento si associa spesso la perdita della propria identità e difficoltà di organizzazione spazio-temporale; resistenza all’evacuazione, come conseguenza dell'unica certezza che è rimasta. Conseguenza logica è, quindi, che la persona anziana sia attaccata morbosamente a questa realtà e nonostante la situazione di emergenza non voglia allontanarsi dal suo territorio;

  • senso di costrizione nel doversi sistemare in tende in cui si è spesso insieme a persone di nuclei familiari differenti e con routine quotidiane diverse; spesso si sono incontrate persone anziane restie ad alimentarsi nell’affollamento delle mense e timorose di qualsiasi relazione sociale; infine, sono emerse numerose difficoltà logistiche, tra cui la sistemazione in tende lontane dai bagni, per esempio;

  • difficoltà a riorganizzarsi nel momento della fine della luna di miele, quando gli interventi mirano ad un ritorno alla normalità per tutti: mentre i bambini riprendono le attività scolastiche e gli adulti il lavoro, la persona anziana si ritrova di fronte all'assenza di un'alternativa rispetto a quello che c'era prima del terremoto; da qui, maggiori difficoltà concrete ad uscire dal campo, non essendoci l'esigenza di uscire per svolgere attività scolastiche o lavorative;


  • difficoltà a chiedere ed usufruire degli aiuti: alcuni psicologi li ricordavano come “gli invisibili” rispetto alle richieste più esplicite rivolte dai terremotati più giovani; tale dato potrebbe essere ricondotto a sentimenti di rassegnazione e disperazione per aver perso i frutti delle fatiche di una vita e la preoccupazione per le sorti dei figli a cui non si può lasciare una sicurezza economica concreta;


  • tessuto sociale ed identità di comunità disgregate con anziani in campi lontani dal paese, parte della popolazione in campi diversi, in alberghi, sulla costa;


Detto ciò, si è riflettuto su ciò che è stato fatto a Paganica, in provincia dell'Aquila, dai 67 volontari della Federazione degli Psicologi per i Popoli del Trentino che sono rimasti da aprile a settembre 2009, con le persone anziane e ciò che può essere utile e necessario fare in queste situazioni.
Per rafforzare l'identità di comunità, che si è disgregata soprattutto nella fase della disillusione, e per arginare la mancanza di informazioni, sono stati realizzati molti progetti che cercavano di aggregare la popolazione favorendo discussioni su temi specifici (i vissuti del terremoto, la storia della propria comunità, ecc..) con il fine di rendere i residenti, protagonisti consapevoli della difficile esperienza che avevano vissuto.
Gli interventi rivolti più specificatamente alla popolazione anziana hanno cercato, oltre al sostegno psicologico, di ripristinare un collegamento con i vertici del Circolo Anziani di Paganica e ricreare “un punto di ritrovo”, in cui le persone anziane potessero rincontrarsi e condividere dei momenti comunitari.
Successivamente è stato messo a punto un laboratorio creato ad hoc “Identità e memoria”, in cui le persone anziane potessero incontrarsi per ricordare e raccontare com'era il paese nel passato, con uso del dialetto e di proverbi che spesso i giovani non avevano mai sentito.
In sintesi, ecco delle linee guida generali per la stesura e la realizzazione di interventi in grado di salvaguardare la salute della persona anziana nel momento dell'emergenza e nelle successive fasi di ripristino della normalità:


  • il primo passo dev'essere sempre un'analisi del contesto socio-culturale in modo da individuare il prima possibile il riferimento culturale dove si interviene;


  • avere la pazienza e la costanza di rendersi disponibili e far visita agli anziani senza la presenza di una richiesta esplicita (al Campo Scuola si è sottolineato che a volte un intervento di semplice presenza e disponibilità al confronto, può rivelarsi un’ottima azione terapeutica, rispettosa della dignità e delle potenzialità della persona);
  • utilizzare ad esempio dei calendari o dei giornali, per aiutare a riprendere il contatto con il presente ed il tempo che passa (essendo però sempre disponibili ed impeganti nel dare alla popolazione informazioni chiare ed attendibili);


  • utilizzare dei luoghi di riferimento religioso come punto di aggregazione e scambio e ritorno ad una routine precedente all'emergenza;


  • porre attenzione ad una sistemazione logistica che permetta degli spostamenti il più agevoli possibile tra tenda, mensa, bagni;


  • progettare sistematiche uscite dal campo per passeggiate di svago e per assolvere compiti inerenti alla vita del campo, nel caso il campo fosse stato progettato vicino al paese;


  • valorizzare le risorse delle persone di ogni età e incoraggiarle a sentirsi dei sopravvissuti, capaci di resistere a un’esperienza dolorosa come quella vissuta. Le persone anziane possono essere un’ottima risorsa nel disastro, dato che “ne hanno viste tante nella loro vita” e con la loro esperienza possono intrattenere relazioni, raccontando ad esempio storie, narrazioni o eventi del loro passato agli altri gruppi della comunità;


  • alcune testimonianze al Campo Scuola hanno enfatizzato l'importanza di tenere in considerazione che l’anziano ha la tendenza a dare connotazioni specifiche all’emergenza che sta vivendo in base alla sua personale esperienza (guerre, lutti, ecc). La nuova realtà che sta vivendo può far riemergere ricordi, emozioni, sensazioni, pensieri nella sua mente che hanno la necessità di essere espressi;


  • tenere in considerazione le prsone anziane per le decisioni relative al campo;


  • relazionarsi come persona, e non come esperto con scritte grandi sulla schiena;


Un ultima riflessione che nasce dalla mia personale esperienza, prima al campo due di Paganica, e poi al Campo Scuola.
Come la psicologia dell'invecchiamento ci ha insegnato che esiste molta variabilità interindividuale anche in questi casi si assiste ad una pluralità di percorsi e vissuti diversi: a volte le autonomie sono cadute insieme alle capacità progettuali e alle speranze.
Altre volte le persone anziane hanno reagito, trovando la forza nell'aver superato prove anche più difficili nel passato ed aiutando con la propria saggezza l'intera famiglia e comunità a rialzarsi.




Dott.ssa Anna Saiani